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Ecco, questi sono negli anni '60 i subacquei riminesi o almeno quasi tutti.


Eppure già si parla di subacquei che hanno vinto il mal d'orecchi e che portano le apnee addirittura a minuti e di quelli che si immergono con le bombole. Bisogna crescere anche qui, informarsi, aggiornarsi, allenarsi; farlo da soli non stimola molto. Nascono così i gruppi che diventano associazioni sportive; nasce così la Gian Neri: la chiamano così per commemorare uno sportivo riminese, che militava nelle file dell'atletica leggera, forse nemmeno amante del mare, ma sportivo amico degli sportivi del mare, tragicamente scomparso.

Siamo nei primissimi anni '70, bastano 15 nomi, uno statuto copiato dall'associazione sportiva amanti della trottola e adattato per gli amanti della pescasub e 15 tessere di iscrizione per affiliarsi ad una Federazione di pescatori con la canna ed il bigattino che ai subacquei garantiva un po' di spazio: la F.I.P.S. (Federazione Italiana Pesca Sportiva) diventata, proprio in quegli anni, giusto per accontentarli F.I.P.S.A.S. dove A.S. sta per attività subacquee, senza l'obbligo del bigattino come esca.

   

Crediamo qui sia d'obbligo fare una piccola carrellata sulla storia della nostra Federazione al fine di ben inquadrare le motivazioni che hanno spinto la Gian Neri a questa scelta.

In pieno periodo bellico, nel 1942, a Roma, qualcuno pensò fosse cosa opportuna dimenticare per un attimo le catastrofi di un fronte di guerra lontano per dar corpo e vita ad un equo riconoscimento sportivo dell'attività di pesca con la canna in acque interne. Quei tanti italiani che allora (in questo beati loro) preferivano agli sport maschi propugnati (e a volte inculcati) dal regime del ventennio, la bucolica serenità della pesca in ambienti incontaminati, bussavano continuamente alla porta del CONI, affinché questo organo prendesse atto dell'unione di tantissime Società Sportive, ne riconoscesse la Federazione ed elevasse al rango olimpionico ogni controllata forma di agonismo.

Tale riconoscimento da parte del CONI avvenne nel 1943 sotto le bombe alleate e nello sfascio più totale del regime.

Terminata la guerra e cambiata la politica, anche la neonata Federazione, in sintonia con la Nazione, sente il bisogno di una nuova costituzione (statuto), puntualmente presentata al CONI da un Congresso Costituente.

Per la Nazione e per la Federazione era il 1947, pilastro della democrazia moderna.
La guerra, e soprattutto il dopoguerra avevano fatto conoscere a qualche italiano strumenti mirabolanti per la conquista del mondo sottomarino, dai più semplici ai più sofisticati, maschera, pinne, respiratore e fucili subacquei, fucili soprattutto. Chi, dalla guerra o dall'immediato dopoguerra aveva imparato l'arte (anche se un po' in modo arruffone) di andare sott'acqua, scoprendo un mondo ritenuto fino ad allora inavvicinabile e ora lì, pronto ad essere conquistato, non ci pensò due volte ed affinò tecniche e strumenti.

Nacque la subacquea in Italia. Per molti fu purtroppo una guerra di razzia e di conquista in un mare violato, per altri fu semplicemente una palestra sportiva di pesca, anzi di caccia.

Nel dubbio amletico se la pesca subacquea fosse caccia perché esercitata con il fucile, o pesca, perché nel carniere ci mettevano i pesci non già gli uccelli, alcuni gruppi di questi pionieri riuniti in società sportive, bussarono alle porte della F. I. P. S. chiedendo l'affiliazione nella prospettiva di un futuro olimpico attraverso il CONI.

Nel 1952 la F. I. P. S. dà il suo patrocinio alle gare di pescasub organizzate dall'Unione Sportiva Subacquea, organizzazione allora non riconosciuta ma molto ramificata nel territorio.
E' l'ingresso ufficiale della subacquea nella Federazione dei "cannisti" la più parte dei quali aborriva la nostra presenza. Nel 1959 i vertici della Federazione cambiano la targhetta nel campanello del loro palazzo romano. I subacquei che per molto tempo avevano cercato l'approccio dovranno attendere però molti anni (anni '80) per arrivare all'attuale sigla: a loro non andava giù di leggere nella targhetta il nome F. I. P. S. e A. S. (addirittura nei primi tempi F. I. P. S. e a. s.) ritenendosi da quell'e di congiunzione, relegati in un angolo della Federazione.

   

Dal canto loro, comunque, questi pionieri continuavano a grandi passi la loro marcia per lo sviluppo della subacquea, ottenendo, sempre nel 1959 dalla Federazione il placet e l'imprimatur per una nuova cultura dello sport: la cultura della conoscenza.

Nasce la didattica subacquea che nel giro di pochi anni creerà a Nervi il fulcro di divulgazione esplosiva dell'attività. Nel ventennio, questo sicuramente fausto, degli anni '60 e '70 la Federazione amplia le sue mire internazionali diventando membro permanente fondatore della C. I. P. S. (Comitato Internazionale di Pesca Sportiva) e grazie alla subacquea, della C. M. A. S. (Comitato Mondiale Attività Subacquee).

Sicuramente negli anni '70 e '80 la F. I. P. S. A. S. fu la culla della cultura e degli entusiasmi subacquei, ma la didattica, qui nata e maturata, più volte ha imboccato strade diverse dal volontariato federale, creando nel tempo rovinose scissioni.

Solo l'agonismo della caccia sub o del profondismo ha continuato il suo cammino senza divorzi dalla Federazione, sicuramente per il fatto che l'attività sportiva agonistica giocoforza è prerogativa esclusiva di un'unica Federazione nel nostro paese; come dire: matrimonio indissolubile, in assenza di altre donne da risposare.
Oggi, (stime del 1998), la Federazione raggruppa circa 600.000 associati con 4.600 società affiliate.

Ma ritorniamo alla nostra piccola-grande Gian Neri e alla sua avventura dei primi anni '70.
La passione per il mare, nel mondo dei subacquei di provincia, prende due strade: chi si allena alla pesca subacquea in apnea, i pescatori, e chi si specializza nell'uso dell'autorespiratore, i bombolari. Sicuramente ci sono stati momenti di confusione, dovuti forse alla novità.
A volte i bombolari portavano in immersione il fucile, non proprio per legittima difesa; a volte i pescatori allungavano le apnee con un po' di ossigeno ciucciato dall'ARO (autorespiratore ad ossigeno) portato a Rimini da qualche pioniere dell'ultima ora. La legge lo permetteva.

La fine degli anni '70 porta una legge nuova: le bombole e gli aro devono servire solo per l'esplorazione, la pesca va fatta esclusivamente in apnea.
Le due strade prendono un'identità ben distinta: apneisti che ricordano tanto la favola della volpe e dell'uva, diventano bombolari puri; bombolari stanchi di scarrozzare quintali di attrezzatura per mezz'ora di immersione diventano apneisti altamente selettivi: seppie, paganelli e tordi. Naturalmente questa categoria di fulminati da Damasco era soltanto una sparuta minoranza anche se sicuramente la più compagnona.
Sicuramente da quegli anni la Gian Neri trasse meriti federali importanti, grazie ad atleti di ottimo livello e nel contempo grazie a bombolari , sempre più aggiornati, sempre più tecnici, sempre più sicuri.

Nei primi anni '80, alla Gian Neri, l'apprendimento ed il successivo travaso ad altri delle tecniche di immersione con autorespiratore, proprie della Fipsas e della CMAS (Comitato Mondiale Attività Subacquee), parte per la tangente: la didattica esplode, nasce una scuola in piena regola che piano piano porta anche a Rimini al passo coi tempi.

La scuola diventa il polo trainante della società.
Il contributo economico di chi alla Gian Neri pagava per avere un'istruzione, garantiva all'associazione la sopravvivenza della scuola e la scuola garantiva la continuazione della vita dell'associazione: chi si chiedeva se era nato prima l'uovo o la gallina, restava senza risposta.
L'aggiornamento e l'allenamento continuo dei soci, creò in seno alla Gian Neri gruppo specializzato che per oltre un decennio sopperì degnamente alla mancanza a Rimini di un nucleo sommozzatori dei Vigili Del Fuoco.
Fu un decennio di continue specializzazioni, sotto la spinta emotiva dei purtroppo frequenti interventi richiesti; l'esigenza di migliorarne i risultati affinò il gruppo, portandolo all'altezza giusta per passare nei nuclei specializzati volontari della Protezione Civile.

Sempre negli anni '80 la Gian Neri iscrisse sé stessa e l'intero gruppo specializzato denominato "delfini blu", nei ruolini della protezione civile organizzata allora dalle Prefetture per conto del Dipartimento centrale del Ministero degli Interni.
L'acquisizione di nuove tecniche e l'allenamento alle attività di protezione civile specializzarono il gruppo ad interventi specifici di carattere professionale: taglio e saldo, mute stagne, rilievi, fotosub e cinesub. Istituti regionali preposti alla formazione lavoro della gente di mare, appalta alla associazione sammarinese tecnici subacquei "Duilio Marcante" (Duilio Marcante senza tema di smentita è stato il padre della didattica subacquea europea dal dopoguerra fino alla sua scomparsa alla fine degli anni '80) l'istruzione professionale nei corsi per operatore tecnico subacqueo e per pescatore subacqueo.

Per lo più sono gli stessi istruttori che si specializzano all'insegnamento a due utenze diverse: professionisti e sportivi. La Gian Neri, a cavallo degli anni '80 e '90 vive il culmine della didattica: la scuola sforna migliaia di brevettati e la passione spinge molti soci all'ottenimento di brevetti di livello superiore; nasce inoltre l'esigenza di una maggiore capillarità sul territorio: nascono a Bellaria, a Riccione e a Novafeltria le consorelle Gian Neri Bellaria, Gian Neri Riccione e Gian Neri Valmarecchia.
Dalle fisiologiche diaspore, tipiche delle associazioni sportive, nascono altre associazioni e agenzie subacquee che nel territorio contribuiscono al diffondersi della subacquea. Si resta tutti amici però, nonostante le rivalità di campanile, nel sano principio che la piscina crea rivali, concorrenti, antagonisti e protagonisti; il mare, quello vero, rafforza solo l'amicizia.

In questo la Gian Neri, passione o ex passione di tutti i subacquei riminesi e del circondario che hanno cominciato ad imbiancare o a perdere i capelli, ha grossi meriti. Già, perché un'associazione sportiva non è solo un aggregante per un gruppo di atleti o per uno staff di tecnici; è un momento di socializzazione. E alla Gian Neri questo momento dura dagli albori degli anni '70 e tutti ci auguriamo che duri ancora per molti lustri, anche quando alcuni di noi sentiranno l'esigenza di un gemellaggio col ricovero Valloni.

Scritto da Jonny   
Martedì 03 Marzo 2009 20:17

Chi di noi non ha avuto il suo primo approccio subacqueo con il mare, tentando di strappare con la testa appena sotto il pelo dell'acqua, un pugno di cozze dalle nostre scogliere?
Chi di noi non si è spinto oltre, nei sassi più profondi, vicino alla sabbia dove le cozze sono un po' più grasse?
Chi non ricorda il mal di orecchi e le infinite apnee di quasi cinque secondi?
Chi non ha acquistato per migliorare i suoi record una maschera con tubo e tappo incorporato e un fucile ad elastici per poter sparare sdraiato sul pelo dell'acqua a increduli tordi o paganelli?

 

         
Ultimo aggiornamento Domenica 20 Dicembre 2009 21:26