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Scritto da Filippo Ioni
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Venerdì 25 Giugno 2010 00:00 |
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Per i ragazzi della Gian Neri deve essere proprio l'anno giusto per l'avvistamento dei nudibranchi poiché dopo le Cratene del Paguro, lo splendido Janolus lampadina dell’altra settimana ora e stato il momento dell'avvistamento di giovani flabelline. Gli scogli sono disseminati di aovature, segno evidente del risveglio stagionale. Attirato da una forma insolita di deposizione di uova mi sono concentrato a cercare di individuare il nudibranco responsabile e proprio quando mi credevo sconfitto mi cade l'occhio su una piccola macchia rossa tra gli idroidi che ricoprivano una cozza. Ripulisco l'area dai ramoscelli di idroidi ed ecco spuntare una piccola flabellina. Alcune foto poi mi accorgo che sono ben tre, non più grandi di un mezzo centimetro l'una. Nudibranco non rarissimo, ma comunque abbastanza difficile da osservare in alto Adriatico, se non altro per le piccole dimensioni.
Sicuramente sono flabelline, il colore rosso violetto è caratteristico, ma osservate meglio le immagini le identifichiamo come flabelline rosse, nome scientifico “Flabelline Ischitane”
Ordine: Nudibranchi Phylum: Molluschi Classe: Gastropodi Sottoclasse: Opistobranchi Famiglia: Flabellinidi
Vive su substrati rocciosi ricchi di alghe e idroidi da 5 a 50 metri di profondità. E' lunga massimo 3/4 cm.
Corpo di colore rosso acceso o viola, con cerata rossi o arancio, talvolta tendenti al viola, con la parte terminale talvolta tendente al giallo, bianca sulla punta. Rinofori dello stesso colore del corpo. Fino a 3 centimetri.
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Ultimo aggiornamento Venerdì 25 Giugno 2010 10:15 |
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Scritto da Michele
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Domenica 20 Giugno 2010 14:12 |
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Mai come negli ultimi tempi sono tornati in auge i rischi derivati dalla dispersione nell'ambiente degli idrocarburi fossili e loro derivati. La recente triste vicenda del riversamento nel fiume Lambro e l'attualissima tragedia che si sta consumando nel golfo del Messico ha spinto la Regione Emilia Romagna - Agenzia di Protezione Civile ad organizzare un'esperienza formativa nell'ambito della ben più ampia Esercitazione Reno 2010, incentrata sul rischio idraulico in generale.
E' così che venerdì 18 giugno, dalle prime ore del giorno, sino al tardo pomeriggio, su un tratto del Fiume Reno in Comune di Alfonsine (RA), si è simulato un evento del tutto simile a quello accaduto a valle dell'ex raffineria di Villasanta. Lo scenario prevedeva difatti lo sversamento accidentale di idrocarburi in un tratto del corso d'acqua, mobilitando i funzionari dell'Agenzia, circa quaranta volontari di protezione civile, tecnici, Vigili del Fuoco e militari del Genio Pontieri. Presente anche una delegazione di osservatori dal Disaster Management Center dello Sri Lanka.
I volontari hanno dapprima varato in acqua un pontone galleggiante in alluminio tipo Stem per l'assistenza, per poi posizionare le nuove barriere galleggianti in PVC a completo sbarramento del Fiume. Successivamente è stato posizionato uno skimmer aron SK4 (disoleatore a tamburi) messo in funzione da un compressore d'aria posizionato sull'argine. Tre squadre di sommozzatori volontari erano pronte ad intervenire in caso di necessità.
I nostri volontari Amos Cardinali, Loris Santoni, Massimo Gnudi, Michele Stabellini e Paolo Monti si sono occupati del montaggio e del posizionamento della barriera per poi verificare con mano il funzionamento dello skimmer, che può recuperare fino a 20 mc/h di greggio dall'acqua.
Riteniamo questa esperienza molto formativa ed interessante, anche relativamente al fatto che il nostro mare è anch'esso interessato ad un cospicuo traffico di petroliere, che approdano a Trieste percorrendo tutto l'Adriatico.. Non possiamo quindi ritenerci esenti da questi rischi.
Michele Stabellini

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Ultimo aggiornamento Venerdì 25 Giugno 2010 11:01 |
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Scritto da Filippo Ioni
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Venerdì 18 Giugno 2010 00:00 |
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Nel nostro mare basta poco, uno scoglio un piccolo relitto, per attirare una grossa quantità di vita. Casualmente I ragazzi della Gian Neri hanno individuato un accumulo di scogli ed ammassi a poche miglia dal molo di Rimini, non sono naturali, ma riportati dall'uomo, una ricerca sulle carte nautiche ed ecco la spiegazione: è l'area deputata allo scarico del dragato quando si libera il portocanale. Sassi, mattoni, scogli e vecchi corpimorti ora sono un oasi di attrazione per la vita. La scorsa settimana abbiamo avuto l'occasione di incontrare una ololoturia molto particolare la Cucumaria planci. L’oloturia è un abitante del mare forse tra i più conosciuti e denigrati, sarà per il suo aspetto nero marroncino e per la sua forma assomigliante a una melanzana o a un cetriolo, che tutti nuotando in superficie la riescono a riconoscere sul fondo. La gente di mare le ha dato nomi alquanto dispregiativi, ma se la si studia bene si capisce che è un animale fortunato non avendo dei veri nemici naturali, ecco spiegata la sua sicura sfrontatezza a non volersi nascondere. Sono degli Echinodermi, quindi imparentati con le stelle marine, i ricci e le ofiure, si nutre setacciando il sedimento del fondale.
La Cucumaria incontrata e fotografata è ulteriormente particolare rispetto alla altre oloturie, vive generalmente in profondità e a differenza di tutte le altre oloturie non ingurgita il sedimento per setacciare il cibo, ma utilizza e braccia arborescenti per catturare il cibo in sospensione. Un modo di alimentarsi più simile alla cugina ofiura. Ma che fortuna vederlo in pochi metri d'acqua, probabilmente sono esemplari portati verso terra nelle reti dei pescatori e poi rigettate a mare durante la pulizia del ponte poco prima di rientrare in porto.
Cucumaria planci Ha un corpo a sezione tendenzialmente pentagonale ed è liscio con cinque doppie file di pedicelli radiali. Ha una bella corona di tentacoli boccali. È di colore bruno a volte maculato ma può anche assumere colorazione aranciata con le zone radiali rosso vivo. Vive un po’ su tutti i tipi di fondali fino a 250 metri di profondità, resiste anche in ambienti inquinati ma non si trova ovunque. Caratteristico il fatto che i giovani esemplari possano riprodursi in maniera asessuata per divisione trasversale.
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Filippo Ioni
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Ultimo aggiornamento Venerdì 18 Giugno 2010 09:40 |
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Una Lampadina accende i fondali di Rimini |
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Scritto da Filippo Ioni
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Venerdì 11 Giugno 2010 00:00 |
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Cronaca di una giornata fantastica da dedicare alla rivincita del mare Adriatico sul più blasonato Tirreno .
Più volte ci soffermiamo sul fatto che il riminese spesso non è consapevole delle bellezze nascoste di nostri fondali, certo abbiamo tanti amanti del mare, ma che spesso sottovalutano la possibilità di fare una bella immersione a Rimini per cercare mete più esotiche.
I ragazzi della Gian Neri, ben sanno che il nostro mare e fecondo di vita, ma per poterlo apprezzare occorre un po' di pazienza dato che il fondale sabbioso rende talvolta la visibilità dell'acqua un po' precaria.
Quando però le condizioni sono quelle giuste, le immersioni diventano un susseguirsi di incontri; domenica scorsa è stata proprio una di quelle giornate, in cui bastava desiderare di vedere qualche cosa che subito si veniva esauriti.
Sul Relitto del Paguro abbiamo testimoniato la stagione dell’accoppiamento delle cratene, come riportato sull'articolo della scorsa settimana, quindi era facile poter desiderare di incontrarle anche agli scogli, ma mai avremmo pensato di incontrare uno "Janolus cristatus", un carinissimo nudibranco lampadina, così chiamato per la forma, appunto di lampadina, dei suoi cerati.
Un incontro particolarmente gradito perché non abbiamo notizia di altri incontri del genere nelle nostre acque.
Janolus cristatus è un mollusco nudibranco appartenente alla famiglia Zephyrinidae. Possiede dei cerata trasparenti a forma di lampadina, in cui sono visibili le estremità dell'apparato digerente, corpo di colore giallo-bianco fino a bruno, talvolta azzurro-blu. Rinofori e cerata dello stesso colore del corpo, fatta eccezione per la parte terminale, blu acceso. Possono crescere fino a 8 centimetri.
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Filippo Ioni
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Ultimo aggiornamento Venerdì 11 Giugno 2010 11:06 |
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Due nudibranchi sull’uscio della tana del Grongo |
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Scritto da Filippo Ioni
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Venerdì 04 Giugno 2010 00:00 |
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Domenica primo tuffo al Paguro. Mare calmissimo, in superficie c'è una certa corrente e visibilità pessima, però a mano a mano che si guadagnava il fondo la visibilità migliorava anche se a discapito della temperatura. Probabilmente causa l'acqua fredda di pesce se ne visto poco, ma al contrario ho avvistato tantissime Cratene. È periodo di accoppiamento, la riprova è il fatto che proprio un hanno fa ho scritto di una notturna sempre al Paguro in cui ho immortalato tantissime Cratene intente ad amoreggiare. Ne incontravo sia di piccolissime che di adulte, alcune in fase di effusione, altre impegnate a deporre le uova. La riproduzione di questo ricercato mollusco, è un po' particolare gli individui sono tutti “ermafroditi simultanei” cioè hanno contemporaneamente sia l'organo maschile che quello femminile. Però non riescono ad autofecondarsi, per riprodursi devono essere almeno in due, almeno, perché di fatto quando le si incontra almeno sono ammucchiate di tre o quattro individui. La piccola lumachina poi depone le piccolissime uova biancastre lavorando ad aspirale un grazioso merletto. Dopo aver scovato due Cratene in fase di effusione e che probabilmente si preparavano a deporre, nella speranza di fare un bello scatto mi sono piazzato immobile in attesa. Passano alcuni minuti quando mi accorgo che le piccole hanno scelto come alcova un idroide piazzato sopra la tana di un grosso grongo. Dovevo rimanere immobile, ma quel pescione faceva capolino minaccioso, quindi di tanto intanto mi allontanavo, cercando al contempo di immortalarlo, e lui rientrava nella tana, mi avvicinavo per fotografare i nudibranchi e lui riusciva deciso a farmi capire che quella era casa sua. Dopo una decina di minuti trascorsi a passare dalla macro per fotografare la Cratena e al grandangolo per immortalare il grosso grongo controllo gli strumenti e con dispiacere realizzo che è ora di risalire quindi saluto a malincuore e inizio le procedure di riemersione.
Cratena peregrina è un mollusco nudibranco, appartenente alla famiglia dei Cratenidae. Corpo bianco-giallo opaco o parzialmente traslucido, cerata appariscenti, più o meno abbondanti, di colore arancio, viola-blu verso la parte terminale. Rinofori dello stesso colore del corpo alla base, poi arancio. Presenti due macchie arancio davanti ai rinofori e due lunghi tentacoli orali al di sotto di essi. Fino a 5 centimetri.
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Filippo Ioni
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Ultimo aggiornamento Venerdì 04 Giugno 2010 13:25 |
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