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Le coccole di mamma canocchia |
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Scritto da Filippo Ioni
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Venerdì 13 Agosto 2010 00:00 |
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I primi giorni di luglio la vita alle Piramidi era sbocciata intensamente, ma con il passare del tempo si è manifestata una forte anossia. Durante una di queste immersioni ho avuto l’occasione di incontrare una canocchia, non che questo sia un evento, in questa stagione è molto frequente incontrarle zampettare sulla sabbia. La situazione in cui l'ho colta era al contrario particolare, incurante della presenza del sub come una massaia che “va al fosso a resentar “ la biancheria con le zampe anteriori piegava ripiegava quello che apparentemente sembrava un nastro di uova.
Durante l’immersione sono tornato più volte sul punto dell’avvistamento e lei era sempre li incurante della nostra presenza quindi ne ho approfittato per fare diversi scatti e un breve filmatino in modo da documentare il particolare movimento.
I compagni di immersione erano molto stupiti, e non appena siamo emersi sono scattati gli scambi di opinione per cercare di interpretare quel particolare comportamento. L’oggetto di quel rimestamento era sicuramente un nastro di uova, ma tutti sanno che le canocchie conservano le uova sotto il ventre.
Quindi non appena è stato possibile sono scattate le ricerche sui libri e su internet.
La canocchia (Squilla mantis) è un crostaceo dalle medie dimensioni, che può raggiungere una lunghezza di 18 centimetri. Ampiamente distribuita in tutto il Mediterraneo, nei mari italiani è presente un po’ ovunque, ma viene catturata principalmente nell’alto e medio Adriatico. Caratteristico è il telson, ossia l’ultimo segmento del corpo, molto ampio dotato di spine e dentelli con due caratteristiche macchie violacee rotondeggianti, circondate da un anello di colore bianco; due macchie che simulano gli occhi. La canocchia conduce vita solitaria e abita quasi esclusivamente fondali sabbiosi e fangosi a profondità compresa tra i 20 e 200 metri. Scava nella sabbia una galleria a forma di U con due aperture dove trascorre la maggior parte delle ore, lascia la tana nelle ore notturne quando va alla ricerca del cibo nonché nei periodi riproduttivi.
E’ un animale carnivoro, si nutre principalmente di piccoli molluschi, policheti e pesci che tramortisce con movimenti fulminei. Ha sessi separati, la fecondazione è interna e avviene nel tardo inverno primavera. Il maschio si distingue dalla femmina per la presenza di due appendici filamentose situate alla base del terzo paio di “zampette”. Come accade anche in altri crostacei, le femmine della canocchia depongono uova che rimangono adese all'addome in un ammasso gelatinoso e vengono fecondate dal maschio esternamente. Le uova restano attaccate al corpo della femmina fino all'emergere delle larve, continuamente ossigenate dal movimento ritmico dei massilipedi.
In conclusione quindi la canocchia incontrata dai ragazzi della Gian Neri, da buon genitore, cercava di ampliare il movimento per meglio ossigenare le uova oppure quest’ultime erano pronte alla schiusa e cercava di disgregare la gelatina che le conservava adese al corpo.
Rimarremo con l’incertezza, ma felici comunque di aver assistito ad un comportamento poco documentato.
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Ultimo aggiornamento Venerdì 13 Agosto 2010 10:04 |
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Scritto da Filippo Ioni
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Venerdì 06 Agosto 2010 00:00 |
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Il sole e il calo estivo cominciano a farsi sentire pesantemente, la temperatura dell’acqua è particolarmente calda e il caldo non ha effetti molti positivi per la vita del fondale, dove una combinazione di caldo e proliferazione stagionale di microalghe determinano una certa anossia.
Durante una delle ultime notturne, i ragazzi della Gian Neri hanno assistito ad una comportamento strano, è pur vero che si insegna agli allievi che la luce delle torce di notte attirano il pesce, ma non era mai accaduto di vedere una sogliola lasciare il sicuro mimetismo dello stare sdraiata sul fondo per volteggiare nell’acqua verso la luce emessa dalla torcia. Sul gommone i ragazzi incuriositi hanno chiesto spiegazione, ma non ho potuto dirgli altro che è stato un comportamento un po’ anomalo, di solito quando si osservano le sogliole queste rimangono immobili appiattite sul fondo sabbioso sicure del loro ottimo mimetismo, al massimo le si può osservare quando con un paio di colpi di pinne si infossano sotto la sabbia. Forse aveva nostalgia di quando era una larvetta e viveva tra il plancton nuotando libera, prima di trasformarsi spostando sullo stesso lato entrambi gli occhi.
La nostra amica era una sogliola gialla “Buglossidium luteum” di circa 15 centimetri. Ha corpo ovale leggermente allungato e ricoperto di squame grandi e rettangolari, il cui margine libero è bordato da piccole spinule. La linea laterale non è molto evidente. Il muso si estende fino a coprire la sinfisi mandibolare. Gli occhi, situati sul lato destro, non sono grandi e sono muniti di palpebre squamose poco sviluppate. Quello superiore è spostato in avanti rispetto all'inferiore. L'apertura nasale posteriore possiede un bordo membranoso che forma una corta tubulatura. La pinna dorsale ha il suo primo raggio inserito sul muso, all'altezza del margine inferiore dell'occhio dorsale, ed il suo ultimo, come anche l'ultimo dell'anale, è munito di una breve membrana che lo collega alla base della codale. La pinna codale è allungata. Le pettorali sono piccole e sottili, quella del lato cieco è più corta di quella del lato oculare.
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Ultimo aggiornamento Venerdì 06 Agosto 2010 10:52 |
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Scritto da Filippo Ioni
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Venerdì 16 Luglio 2010 00:00 |
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Una Notturna all’insegna dei Crostacei, appena scesi in acqua ci rendiamo conto che non sarà una serata come tante, ma al contrario una serata all'insegna del crostacei.
Avvistiamo e fotografiamo tanti gamberetti, sia i Palaemon serratus che i rossi Lysmata seticulata, poi moltissimi granchi come i granchi comuni, i granchi nuotatori, i granchi corridori. Sull'apice degli scogli si incontravano I grossi favolli "eriphia verriucosa" intenti a liberare le uova conservate sotto al ventre con un movimento ritmato delle grosse chele anteriori. Praticamente ovunque tante coppie di granseole sorprese in atteggiamenti amorosi.
Un brulicare di così intenso di crostacei non l’avevo mai visto, ma nella serata del crostacei non poteva mancare l'avvistamento dell’Imperator Chelone "Homarus gammarus". I ragazzi della Gian Neri stupiti hanno potuto osservare ben quattro grossi Astici, da noi meglio riconosciuti come grilli, in un primo momento sorpresi a zampettare sulla sabbia, ma poi una volta disturbati osservati mentre pacificamente presidiavano l’uscio di casa.
Magnifici esemplari, per un momento ho pensato potessero essere evasi dalle vasche acquario dei ristoranti poco lontano, ma la colorazione non lascia nessun dubbio sono proprio gialli azzurro il tipico colore degli astici mediterranei, ben diverso dal rosso mattone di quelli canadesi "Homarus americanus" specie facile da allevare anche in acqua salmastra e che comunemente vediamo, con i tipici robusti elastici alle chele, e mangiamo nei ristoranti.
"Homarus gammarus"
Grosso crostaceo di color nero-bluastro,con macchie gialle, sul dorso e giallastro sul ventre. Può raggiungere i 60 centimetri di lunghezza ed arrivare a pesare 5-6 Kilogrammi, ma ci sono casi di Astici del peso ben superiore. E' dotato di due grandi chele tozze ed asimmetriche; la maggiore è usata per spaccare, mentre l'altra dentellata, serve per tranciare e strappare. Il carapace, incavato al centro, è liscio con due sole spine dietro gli occhi. Presenta due paia di antenne: le prime corte e bifide, le seconde molto lunghe.
L’astice si sposta sulle cinque paia di zampe ed è in grado di spostarsi all’indietro. Possiede due potenti chele dentate che ne fanno un avversario temibile, anche se durante la muta è particolarmente vulnerabile.
Il corpo è ricoperto di spine, utili per difendersi dai predatori. L’astice possiede delle antenne, quali organi sensori. Altri organi sensori permettono di percepire la presenza della preda e di catturarla. Presenta anche un occhio aggiuntivo particolarmente sensibile alla luce ed utilizzato per orientarsi.
L’astice ama le acque fredde ed è attivo soprattutto di notte. Sembra che questo animaleintraprenda degli spostamenti sia stagionali, per raggiungere acque più calde, sia giornaliere. Sono animali particolarmente belligeranti e sicuri delle loro potenzialità. Solo la rottura o la perdita di una delle chele lo fa partire in ritirata. In breve tempo la chele fratturata si rigenera e l’astice riacquista il suo splendore. La stagione riproduttiva cade tra marzo e giugno. Quindi la stagione in ritardo di quest’anno potrebbe aver favorito una insolita migrazione verso costa di questo splendido animale.
Speriamo che non incontrino crudeli pescatori e che possano riprodursi abbondanti.
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Ultimo aggiornamento Venerdì 16 Luglio 2010 10:36 |
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L’Harem a casa del Gronco |
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Scritto da Filippo Ioni
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Venerdì 09 Luglio 2010 00:00 |
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La limpidezza dell'acqua continua a migliorare con l'aumentare della temperatura, gli scogli sono tutto un brulicare di vita, in particolare notiamo una grandissima quantità di gamberetti, in particolare di gamberetti rossi i “Lysmata seticaudata”. Ogni anfratto, ogni buco è occupato da una nuvola rossa di gamberetti. Non sappiamo darci spiegazione se non per il fatto che dovrebbe essere periodo di riproduzione, qualche gamberetto, infatti, ha il ventre ingrossato dalle uova.
Sono talmente tanti che hanno colonizzato proprio ogni anfratto e persino la tana del gronco. Infatti incuranti del rischio di essere azzannati circondavano I musi dei gronchi che come di abitudine presidiano l'uscio della loro casa.
In particolare un gronco sembrava aver creato una sorta di harem con una ventina e più di gamberetti che alla luce della torcia, forse impauriti, improvvisavano una danza ritmata.
Il Gamberetto Rosso “Lysmata seticaudata” è un elegante gambero di colore rosso più o meno acceso con delle strisce biancastre longitudinali, dal punto di vista strettamente biologico si tratta di un decapode della famiglia degli Hyppolitidi che predilige vivere all’interno di piccoli anfratti tra gli scogli e anche nei porticcioli, dove il cibo è abbondante. Lo si può rinvenire ad una profondità variabile tra i 2 ed i 50 metri. E’ attivo prevalentemente durante le ore notturne, evitando un gran numero di predatori ed è in genere estremamente sospettoso. Per molti pesci si tratta però di una preda saporita e la lista dei suoi predatori molto lunga. Paradossalmente però convive tranquillamente nelle tane dei gronchi e delle murene poiché è forse l'unica specie di gamberetto pulitore presente in Mediterraneo; con l’abile uso dei suoi “minuscoli attrezzi” il Lysmata è in grado di garantire una corretta igiene orale eliminando i più piccoli residui di cibo o gli eventuali parassiti del pesce in questione. Questa sua dote gli garantisce una sorta di immunità, quasi ci fosse un tacito accordo di collaborazione tra pesce e gambero. Non è facile osservare simili comportamenti in cattività ma in questo periodo alle nostre scogliere l’elevato numero di gamberetti rende l’incontro più probabile, ma comunque indimenticabile
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(Foto di Mark Antonioli)
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Ultimo aggiornamento Venerdì 09 Luglio 2010 08:17 |
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Ancora un raro piccolo nudibranco Jorunna tomentosa testimonia la ricchezza del mare di Rimini |
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Scritto da Filippo Ioni
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Giovedì 01 Luglio 2010 00:00 |
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A volte la visibilità non è il massimo, ma come ben sanno gli uomini di mare mai darsi per vinti, non potendo osservare il pesce pelagico ci si concentra ad osservare da vicino i piccoli abitanti del fondo ed ecco ripagata sia la fatica sia la fiducia riposta al nostro mare.
Nuotando a pochi centimetri dalla sabbia individuo qualche cosa, mi sembra di aver incontrato un piccolo nudibranco, ma in quel punto non si riesce ad osservarlo l'acqua è troppo torbida, delicatamente lo sollevo e lo ripongo qualche metro più in la. Durante l'immersione ripasso più volte in quel punto per fare diversi scatti, è piccolo massimo due centimetri, ma sono sicuro di essermi imbattuto in un nudibranco, ma quale? non lo mai visto prima. Risalito ne parlo al nostro esperto che fortunatamente è in gommone con me, vuole vederlo di persona e anche se dovevamo rientrare in porto facciamo uno strappo alla regola e ci rimmergiamo. Fortunatamente lo ritroviamo, qualche foto ma ora tante domande, sul gommone concordiamo di aver incontrato un nudibranco abbastanza raro, mai visto dai ragazzi della Gian Neri ai nostri scogli di Rimini. Concordiamo nella specie dev'essere un doride, ma non vediamo l'ora di sfogliare i libri per identificarlo.
A casa sfogliando il libro di Attilio Rinaldi troviamo la risposta, confermata poi dalle ricerche su internet è una: Jorunna tomentosa, famiglia Dorididae, ordine Nudibranchia, casse gateropoda, phylum mollusca.
Sicuramente molto difficile da individuare per le dimensioni ed il colore molto simile all’ambiente sabbioso. Su Internet ci sono notizie di incontri in SudAfrica, Inghilterra, olanda, nuovazelanda, portogallo, nulla per il Tirreno.
Ancora una volta testimone della rivincita dell’Adriatico.
Jorunna tomentosa
- Descrizione: è di colore variabile dal giallo al marrone sabbia. Il mantello è di aspetto vellutato e al tatto. Questo effetto è creato dalla presenza di numerosi, piccoli tubercoli uniformi. Gli individui possono raggiungere una lunghezza massima di 55mm.
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Ultimo aggiornamento Venerdì 02 Luglio 2010 12:00 |
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